Un paio di domande. Una breve incursione nella “vita reale” dell’Italia, prima che “le budella mi si aggroviglino ancora di più” (per citare Julia Roberts in “Pretty Woman” e non smentire la mia fama di svampita).
1. Il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga e la “pista palestinese” sull’attentato alla stazione di Bologna.
Credo abbia già detto tutto Giuseppe D’Avanzo nel suo articolo “Bologna, le ombre e le intenzioni” su La Repubblica di lunedì 4 agosto.
Ma io mi chiedevo, signor presidente, non sarebbe il caso di fare pace con il cervello o in alternativa di “tirare le cuoia” – politicamente parlando, s’intende – una volta per tutte?
2. Le faide di Rifondazione e il “nuovo corso” di Ferrero.
Anche qui sorge un dubbio: quale appeal politico pensa di poter avere, mio caro segretario, se dichiara che per la sua formazione politica “è stata una stranezza stare al Governo” ? L’opposizione è sempre stato un mestiere onorevole, ma non pensa che un simile schema mentale la conduca ad apparire come uno capace di puntare il dito, che non vuole responsabilità concrete e reali? Non pensa che la sfida vera dovrebbe essere governare, proporre, ideare, progettare, dare una mano anziché attendere in un angolo che i tempi maturino “per una nuova lotta di classe”?
E soprattutto, non le pare che parlare ancora di “lotta di classe” non rispecchi i tempi e che forse dovreste sedervi a un tavolo e ripensare i vostri punti cardine in modo da attrarre di nuovo a voi tutti i giovani che si sentono parte di una “generazione perdente” che è sempre più convinta – per dirla con Ilvo Diamanti – che non riuscirà “nel corso della vita a migliorare la posizione sociale dei propri genitori?” Non crede che ce lo meritiamo, Ferrero?
3. Eluana Englaro.
Volevo chiedere, nell’ordine, a Binetti, Bobba, Carra, Calgaro, Lusetti, Mosella, Ria e Sarubbi, i cosiddetti teodem del Partito Democratico, quando è stata l’ultima volta che hanno parlato con la Englaro. Come hanno fatto a conoscerla così bene, da potersi permettere di dire – dopo non aver partecipato la voto a Montecitorio per sollevare davanti alla Corte Costituzionale il conflitto di attribuzione – : “Vogliamo che Eluana viva”.
Quante notti avete passato accanto al suo letto a tenerle la mano sussurrandole parole che non può comprendere?
Quante volte vi siete svegliati al mattino e avete osservato le sue foto mentre sciava, ballava o si metteva in posa per chi stava dietro l’obbiettivo?
Quante volte avete parlato con lei delle sue idee su cos’è la vita e cos’è la morte?
Pensate veramente di sapere quale possa essere la pena di un padre che decide di lottare per liberare la figlia dalla prigione di un letto, anche se questo significherà poi farle franare sopra qualche metro di terra?
Rispetto, signori, rispetto. Vi consiglierei di farvi un giro in qualche ospedale prima di ogni nuovo voto che dovrete dare in Parlamento e soprattutto prima di aprire la bocca e dare fiato. Amen.
4. Immigrazione e scelte linguistiche.
Qualcuno potrebbe far notare al signor Alberto Ronchey (ministro dei beni culturali durante il governo Amato) che è quantomeno offensivo scrivere, a proposito dell'intensificazione degli sbarchi di immigrati a Lampedusa (Corriere della Sera, 4 agosto):
"Ora il flusso appare crescente MALGRADO i naufragi d'alto mare"?
Se non altro perchè ci sono persone diventate ormai pastura per i pesci di cui non sappiamo proprio nulla...